
Oltre il Confine della Paura: L’Eredità Profetica di Padre Eusebio Chini
Nelle pieghe del tempo, tra le polverose terre di frontiera del Messico e dell’Arizona del XVII secolo, si muoveva una figura che oggi, grazie alle profonde riflessioni di Suor Debora e Suor Noemi Scarpa, riemerge con forza dirompente: Padre Eusebio Chini, universalmente noto come “Padre Kino”.
Non si tratta della semplice celebrazione di un missionario, ma dell’analisi di un metodo umano e spirituale che sfida le logiche della fuga e dell’esclusione, offrendo una lezione di bruciante attualità.
La visione oltre l’apparenza: il coraggio di restare
Secondo l’analisi di Suor Debora, il tratto distintivo di Padre Kino non è stata la semplice audacia, ma una lungimiranza quasi profetica. In un’epoca dominata dal pregiudizio e dall’ignoto, Kino possedeva la rara capacità di “guardare oltre”.
Questa visione non era un’astrazione teorica, ma il motore della sua resilienza. Senza questa prospettiva illuminata, il missionario si sarebbe lasciato paralizzare dalle innumerevoli difficoltà del deserto e dalle paure viscerali che quel mondo inesplorato suscitava. La prova tangibile di tale attitudine è racchiusa nel suo epistolario: le sue lettere non sono solo resoconti logistici, ma testimonianze vibranti di una bellezza umana capace di trasformare le sfide quotidiane in occasioni di crescita.
Il Metodo Kino: trasformare il conflitto in dialogo
Uno degli episodi più emblematici del suo operato riguarda l’incontro con le popolazioni indigene, un momento in cui la storia avrebbe potuto scrivere una pagina di sangue e che invece divenne un modello di diplomazia del cuore.
Di fronte a un’accoglienza ostile — un netto e perentorio “andatevene” — la reazione istintiva di chiunque sarebbe stata la ritirata o lo scontro. Padre Chini e i suoi compagni scelsero invece una terza via, rivoluzionaria: il dono.
- Il mais e le collane: invece di rispondere con la forza, risposero con l’offerta.
- Costruire ponti: il gesto di restare e offrire beni concreti rappresentò un rifiuto consapevole della paura, trasformando l’ostilità in un terreno fertile per l’incontro.
“La reazione comune sarebbe stata la fuga,” osserva Suor Debora, “mentre il gesto di Chini rappresenta un modello di apertura e coraggio che interroga profondamente il nostro modo di gestire l’altro.”
Missione, eguaglianza e la sfida della fede
L’analisi si amplia con l’intervento di Suor Noemi Scarpa, che sposta l’attenzione sull’impatto sociale ed etico della missione. Padre Chini non vedeva gli indigeni come “sudditi da convertire”, ma come esseri umani verso i quali esercitare una radicale eguaglianza.
L’opera di Padre Kino si configura dunque come un equilibrio delicatissimo tra la purezza del messaggio evangelico e l’inclusione sociale. Egli non cercava solo di salvare anime, ma di elevare la dignità umana in ogni sua forma.
Un’eredità per il presente
La figura di Padre Eusebio Chini, riletta oggi, ci pone davanti a uno specchio. In un mondo che spesso risponde all’ignoto erigendo muri o fuggendo, la “lungimiranza del dono” di questo gesuita trentino suggerisce che l’unica vera missione possibile è quella che nasce dal coraggio di restare, di guardare oltre la superficie e di riconoscere nell’altro, nonostante tutto, un fratello.




Coro Giovanili Eccher di Cles


