Dal Trentino

Comunità protagoniste. L’autonomia nella lezione di Alcide De Gasperi a cura di Marco Odorizzi

QUARTO MEETING DISTRETTI FAMIGLIA

Le reti territoriali per il benessere della famiglia:

innovazione sociale, valutazione e sviluppo locale

Castel Pietra, Calliano (TN), 20 settembre 2018

Comunità protagoniste. L’autonomia nella lezione di Alcide De Gasperi

“Io sono pure autonomista convinto e che ha patrocinato la tendenza autonomista, permettete che vi dica che le autonomie si salveranno, matureranno, resisteranno, solo a una condizione: che dimostrino di essere migliori della burocrazia statale, migliori del sistema accentrato statale, migliori soprattutto per quanto riguarda le spese. Non facciano la concorrenza allo Stato per non spendere molto, ma facciano in modo di creare un’amministrazione più forte e che costi meno. Solo così le autonomie si salveranno ovunque, perché se dovessero sussistere a spese dello Stato, quest’autonomia sarà apparente per qualche tempo e non durerà per un lungo periodo”.

Ci sono parole che provengono dal passato, che sembrano capaci di attraversare il tempo senza invecchiare, senza perdere negli anni la propria urgenza e attualità. È il caso di queste poche righe, che Alcide De Gasperi rivolse all’Assemblea costituente nella seduta che il 29 gennaio 1948, settant’anni fa, nell’ambito della discussione sulla legge istitutiva dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige. Negli ultimi anni le si sente spesso citare, quasi che, di fronte ad un’avvertita stanchezza di quegli istituti autonomistici che hanno plasmato la quotidianità dei nostri territori, si avvertisse il bisogno di tornare a visitare l’atmosfera delle origini, quando il nostro Trentino ed il vicino Alto Adige/Südtirol aprivano gli occhi dopo il lungo incubo della seconda guerra mondiale, scoprendosi fragili dentro panorami devastati della violenza bellica, ma al contempo custodi di una forza rigenerativa innestata nel cuore pulsante delle loro comunità. Perché la possibilità che le autonomie, secondo il monito dello Statista, potessero dimostrarsi “migliori”, più efficienti, più economiche, non passava soltanto dalla preparazione della classe dirigente trentina o dalla parsimonia delle istituzioni regionali. Il soggetto vitale che si staglia dietro gli auspici di Alcide De Gasperi è ben più ampio: è il “popolo” trentino, una collettività ramificata, unita nel segno di quel bene comune che fu fin dalla gioventù il vero mito ispiratore dello Statista. La sua visione parte da qui, dalla fiducia nella gente trentina e in quello slancio vitale di cui essa è custode. Alle èlites di allora e ai governanti di oggi non va il compito di sostituirsi a quello slancio, bensì di proteggerlo e di permettergli di rigenerarsi e sprigionarsi, senza illudersi di poter governare dall’alto un’autonomia che nasce dal basso. Attivare reti locali e suscitare il protagonismo delle comunità diventa così anche uno stile su cui impostare politiche pubbliche che mettano a sistema una ricchezza di esperienze che già c’è, valorizzandola e socializzandola.

Se la forza di questa visione può credersi ancora attuale, non va però sottovalutato il profondo cambiamento che ha attraversato il mondo in cui siamo immersi. Senza concedere troppo alla retorica, mons. Iginio Rogger ricordava che il contadino di montagna di allora sapeva bene che “il primo aiuto nei frangenti della vita l’uomo deve cercarselo con le proprie forze e con il proprio coraggio”, tanto “la Selbsthilfe, nell’immediato e verso il futuro, rimane una regola che lo porta a non attendersi dagli altri ciò che può fare da sé”. Il cittadino di oggi, posto al confronto con un turbolento mondo globalizzato, deve attingere ad altre fonti per riempire di senso un modello che, mentre offre libertà, richiede anche grande responsabilità e senso del dovere.

Dei mutamenti profondi della nostra società è bene prendere atto con lucidità. Solo tenendoli ben chiari davanti agli occhi è ancora possibile dialogare con la voce del passato, muovendosi con cautela tra i fantasmi di un’età dell’oro mai esistita e le promesse delle teleologie autonomistiche, che a lungo ci hanno fatto credere che il “modello Trentino” facesse parte del nostro destino e fosse ottenuto una volta per sempre.

Marco Odorizzi

Direttore della Fondazione Alcide De Gasperi

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