
Intervento in Consiglio regionale Proposta di voto sulla cittadinanza ai discendenti dei trentini emigrati all’estero
cura di Michele Malfer- Consiglio regionale del Trentino- Alto Adige

Il valore dell’identità e la questione storica
È una proposta che tocca la nostra identità, la nostra storia e la memoria collettiva di questo territorio. La recente stretta sulla cittadinanza, introdotta con il decreto-legge del 28 marzo 2025, ha riportato con forza all’attenzione una questione che riguarda da vicino il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol: il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati provenienti dai territori dell’ex Impero austro-ungarico, passati sotto la sovranità italiana – e in parte jugoslava – solo dopo la Prima guerra mondiale. Si tratta di una proposta che condivido pienamente. Non a caso, ne ho presentata una analoga anche in Consiglio provinciale a Trento, lo scorso 1° settembre.
La radice dell’emigrazione e la disparità di trattamento
Questa è una vicenda poco conosciuta nel dibattito pubblico nazionale, ma profondamente radicata nella storia delle nostre comunità. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, migliaia di trentini, sudtirolesi e giuliani lasciarono le loro valli per emigrare soprattutto verso il Sud America. Partirono da sudditi austroungarici, non da cittadini italiani. E questo dato, apparentemente formale, ha prodotto nel tempo una discriminazione concreta e duratura. Quegli emigrati non partirono a mani vuote. Portarono con sé la lingua, i dialetti, le tradizioni, la fede, il senso profondo di comunità. In una parola: l’appartenenza.
L’esperienza in Brasile: un’identità ancora viva
Ho avuto modo di toccare con mano questa realtà lo scorso settembre, durante il viaggio in Brasile per la Conferenza dei Consultori. Incontrare i discendenti dei nostri emigrati è stata un’esperienza intensa ed emozionante. A distanza di oltre 150 anni, queste comunità custodiscono con orgoglio tradizioni, canti, costumi, ricette, spesso con una cura che sorprende noi stessi. Entrare nei Circoli Trentini, partecipare alla Festa Trentina, visitare il Santuario di Santa Paolina a Nova Trento, patrona degli emigrati, è stato come ritrovare un pezzo di casa dall’altra parte dell’oceano. Non si tratta di nostalgia, ma di un’identità viva, trasmessa di generazione in generazione.
Il limite delle nuove norme del 2025
Eppure, tutto questo sembra sfuggire al legislatore nazionale. Le modifiche introdotte nel 2025 alla disciplina della cittadinanza hanno ristretto il riconoscimento dello ius sanguinis ai discendenti di chi ha un genitore o un nonno nato in Italia, oppure di chi abbia risieduto per almeno due anni nel territorio nazionale prima della nascita del figlio. Un criterio che può apparire neutro, ma che nella realtà esclude quasi totalmente i discendenti dei nostri emigrati. Il nostro caso, infatti, è diverso da quello di altre regioni italiane. I discendenti di emigrati veneti o lombardi partiti nello stesso periodo hanno oggi pieno accesso alla cittadinanza italiana. I discendenti dei trentini no. Questa è una disparità che non possiamo accettare, perché nasce da una successione di sovranità e non da una scelta individuale.
L’iter legislativo e la richiesta di giustizia storica
Negli anni Novanta questa ingiustizia venne finalmente portata all’attenzione del Parlamento attraverso due iniziative legislative: il disegno di legge n. 503 del 1996 e il disegno di legge n. 4541 del 1998. L’obiettivo era superare gli effetti discriminatori della legge del 1992, che, attraverso un’interpretazione restrittiva, rendeva di fatto impossibile ai discendenti degli emigrati ex austro-ungarici ottenere la cittadinanza. La legge n. 379 del 2000 rappresentò una risposta, seppur parziale. Per questo oggi chiediamo di riaprire quella finestra: non come favore, ma come atto di giustizia storica.
L’impatto critico del recente decreto
Con il decreto-legge del 2025, questo equilibrio già fragile è stato spezzato. Le nuove norme hanno interrotto la trasmissibilità della cittadinanza per i discendenti riconosciuti ai sensi della legge 379; hanno escluso intere famiglie, anche con minori già nati; hanno reintrodotto una discriminazione specifica proprio nei confronti delle comunità trentine, sudtirolesi e giuliane. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: a oltre vent’anni dall’approvazione della legge 379, non è mai stata condotta una vera valutazione di impatto. Solo nel dicembre 2025 il Ministero dell’Interno ha fornito dati complessivi: oltre 12.500 domande presentate, più di 9.300 accolte, con un’evidente carenza di informazioni territoriali. Anche questo dice molto.
Una responsabilità verso il futuro
Colleghi, rispondiamo allora ad alcune obiezioni. Non si tratta di un privilegio territoriale, ma della rimozione di un’anomalia giuridica. Non è incoerente con la riforma della cittadinanza: il diritto conosce norme speciali per situazioni speciali. E non è ingiusto verso gli immigrati di oggi: qui non si parla di integrazione presente, ma di una continuità giuridica interrotta nel passato. L’identità trentina e tirolese non si ferma ai confini amministrativi. Vive in migliaia di famiglie che guardano a questa terra come alla loro casa d’origine. Sostenere questa proposta di voto significa riconoscere che la nostra storia non è un capitolo chiuso, ma una responsabilità attuale. Riguarda il modo in cui un territorio democratico sceglie di rapportarsi alla propria storia, alle proprie radici e al proprio futuro.
Seduta del Consiglio regionale n°23 del 11 febbraio 2026
COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
La presente pubblicazione è redatta con finalità esclusivamente ricognitive e informative. L’iniziativa intende ribadire che la tutela dei diritti dei cittadini e dei loro discendenti costituisce una priorità assoluta nell’agenda politica del Consiglio Regionale, costantemente impegnato a dar voce a istanze di giustizia storica.
Si precisa, tuttavia, che tale dichiarazione d’intenti non costituisce parere legale, non avvia procedimenti amministrativi, né garantisce in alcun modo l’acquisizione dello status civitatis. La presente comunicazione ha natura meramente divulgativa e non è idonea a generare legittimo affidamento o aspettative giuridicamente rilevanti; la materia resta disciplinata in via esclusiva dal quadro normativo statale vigente.


