Dal Trentino

Le Feste Vigiliane: il cuore medievale di Trento tra sacro, profano e l’eterno sapore della sfida

TRENTO – Ogni anno, sul finire di giugno, la città di Trento compie un prodigioso balzo all’indietro nel tempo. Le pietre secolari del centro storico, le sponde dell’Adige e l’imponente cornice del Castello del Buonconsiglio dismettono i panni della modernità per rivestirsi dei colori, dei suoni e delle feroci passioni del Medioevo e del Rinascimento. Le Feste Vigiliane, giunte nel 2026 alla loro 43ª edizione, non sono una semplice rassegna di folklore, ma il momento più alto di coesione identitaria per la comunità trentina: un rito collettivo che fonde la solennità della devozione per il patrono, San Vigilio, con la goliardia più graffiante.

Le origini: tra carestia e orgoglio cittadino

Per comprendere appieno lo spirito delle feste occorre viaggiare indietro nel tempo fino al VI secolo d.C. La leggenda narra che, sotto il regno di Teodorico, gli abitanti della vicina Feltre furono invitati a Trento per contribuire alla costruzione delle mura cittadine. Stremati da una terribile carestia e attratti dalle abbondanti scorte custodite nei granai della città, i feltrini tentarono un audace assalto notturno per saccheggiarli.

I cittadini di Trento imbracciarono le armi, dando vita a una furiosa battaglia. Al termine dello scontro, i feltrini furono cacciati oltre i confini. Per celebrare lo scampato pericolo e schernire gli invasori, nacque una rappresentazione teatrale e popolare nota come “Mascherada”. Questa tradizione, originariamente riservata ai nobili che si sfidavano in sfarzosi tornei con centinaia di cavalieri, andò perduta a metà dell’Ottocento, prima di essere recuperata e reinventata dal Comune di Trento nel 1984, inaugurando così l’era moderna delle Feste Vigiliane.

La Disfida dei Ciusi e dei Gobj: la lotta per la polenta

Il culmine della tradizione si consuma in Piazza Fiera con la spettacolare Disfida dei Ciusi e dei Gobj. I Gobj (i trentini, curvi a proteggere la città, vestiti di grigio e nero) formano un cerchio invalicabile attorno al calderone della polenta – simbolo di benessere e abbondanza – protetti dalle loro donne, le Strozzere. Contro di loro si scagliano i Ciusi (i feltrini, in costume giallo e rosso), determinati a rompere la catena umana per conquistare il pasto. Una contesa fisica, spettacolare e intrisa di un autentico agonismo che viene curata dall’omonima Confraternita.

I simboli del giudizio: il Tribunale, la Tonca e il fiume

Se la Disfida rievoca la fame e la difesa della città, l’Adige diventa lo scenario del giudizio e della satira. Il Tribunale di Penitenza mette alla berlina i personaggi pubblici e i politici locali che, nel corso dell’anno, hanno commesso le “cantonate” più clamorose.

Il verdetto trova la sua esecuzione nella celebre Tonca, la riproposizione in chiave comico-scherzosa di un’antica e severa pena inflitta ai bestemmiatori tra il XIV e il XVII secolo. Dal secolare Ponte di San Lorenzo, il “condannato dell’anno” viene rinchiuso in una gabbia e immerso per tre volte nelle acque gelide del fiume Adige, tra le risate e gli applausi della folla. Poco prima, le stesse acque ospitano l’entusiasmante Palio dell’Oca, in cui equipaggi di zatterieri in costume si sfidano in una gara di velocità e destrezza fluviale che richiama le storiche competizioni del XVI secolo.

Un’eredità viva

Dalla sfilata del Corteo Storico, con oltre 500 figuranti in abiti d’epoca, alla vivacità della Magica Notte, fino alla solennità del Pontificale in Piazza Duomo con la tradizionale distribuzione del pane benedetto, Trento riscopre se stessa: fiera del proprio passato e unita sotto il segno di una tradizione intramontabile.

foto: https://festevigiliane.it/

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