Dal Trentino

Radici che diventano ali: ritorno a casa

C’è un istante preciso, nell’area partenze, in cui il peso dei bagagli smette di essere una questione di chilogrammi e diventa una misura dell’anima. Per i giovani discendenti di emigrati trentini arrivati da Canada, Brasile, Argentina, Australia, Cile, Messico e Paraguay, il volo di ritorno dalla 25ª edizione di Incontro in Trentino porta con sé un carico denso, fatto di nostalgia, rivelazioni e un sottile, inevitabile dolore.

È la nostalgia di chi ha camminato per due settimane lungo le stesse strade percorse dai propri antenati durante le grandi ondate migratorie del passato; è la commozione di chi ha cercato con gli occhi le tracce di storie ascoltate fin dall’infanzia, scoprendo un territorio che in parte è cambiato e in parte è rimasto pietrificato nel tempo, specchio fedele o capovolto di quella “trentinità” custodita gelosamente oltreoceano.

Siamo stati lieti di partecipare, sabato 1° agosto, alla giornata di condivisione finale del Gruppo Interscambi 2026, tenutasi nella splendida cornice dell’Altopiano del Tesino. Il gruppo è giunto a Pieve Tesino per un ricco programma di visite guidate:

Museo Casa De Gasperi: dedicato alla figura di Alcide De Gasperi, noto politico italiano nato a Pieve Tesino, Presidente del Consiglio (dal dicembre 1945 all’agosto 1953) e annoverato tra i padri fondatori d’Europa insieme a Robert Schuman, Jean Monnet e Konrad Adenauer.

Museo tesino delle Stampe e dell’Ambulantato “Per Via”: centro culturale che ricostruisce la storia di quella zona al confine tra Trentino e Veneto in cui, a partire dalla metà del Seicento e fino alla conclusione della Seconda guerra mondiale, l’ambulantato ha costituito una componente essenziale dell’economia locale.

La giornata ha poi dato spazio alla voce diretta dei ragazzi con l’incontro “Il Trentino che ho scoperto…”, in cui i protagonisti dell’interscambio si sono raccontati.

Il viaggio archetipico e il lutto del rientro

Questo addio non è un semplice rientro a casa: è l’elaborazione di un’esperienza identitaria totale. La psicologia transgenerazionale (sulla scia degli studi di Anne Ancelin Schützenberger e della psicologia archetipica di Carl Jung) spiega come la memoria dei traumi e degli sradicamenti non si estingua con chi li ha vissuti, ma viaggi attraverso i geni e i racconti di famiglia. Vedere per la prima volta i paesi da cui i propri bisnonni partirono con la valigia di cartone scatena un processo di reintegrazione identitaria: la mente riconosce uno spazio mai visto prima, ma già vissuto nell’inconscio.

Per questi ragazzi, nel pieno di un’età ricca di illusioni e ricerca di direzione, il soggiorno presso le famiglie ospitanti e la vita in un gruppo pluriculturale, ma unito da una radice comune, ha rappresentato ciò che Abraham Maslow definirebbe una peak experience (un’esperienza di vetta, rivelatrice). Il vuoto e il dolore che si provano oggi salendo sull’aereo sono i sintomi fisiologici della “crisi da rientro” (post-travel depression): il lutto simbolico per la fine di una parentesi di vita sospesa, in cui ogni gesto ha avuto un significato profondo.

La memoria collettiva e il riflesso della diaspora

Il concetto di Memoria Collettiva formulato da Maurice Halbwachs illumina la dinamica di questo incontro. I partecipanti hanno scoperto come la terra di partenza si sia evoluta e trasformata, pur conservando la propria anima, e come parallela sia stata la trasformazione nelle loro terre d’adozione, a dimostrazione che nessuna terra rimane davvero immobile nel tempo.

In un mondo fluido e spesso privo di punti di riferimento, questi giovani hanno trovato nello sguardo dell’altro non uno estraneo, ma uno specchio. Provenienti da continenti diversi, hanno riconosciuto di condividere gli stessi valori: una resilienza innata, un atteggiamento propositivo e la capacità di sorridere di fronte alle avversità. Tratti culturali ereditati da nonni e bisnonni che hanno saputo formarli, rendendoli forti e consapevoli.

Oggi si parte con il cuore colmo di gratitudine verso le famiglie ospitanti e verso la Provincia Autonoma di Trento, il cui impeccabile supporto logistico e finanziario ha reso possibile questo ponte tra generazioni. Non si torna a casa essendo le stesse persone che ne sono partite: si rientra con la consapevolezza che le radici non sono un legame che immobilizza nel passato, ma una bussola per orientare il futuro.

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