
L’addio alla «Grande Madre» dell’emigrazione: perché la storia di Teresa Baronchelli parla a tutti noi
Ci sono esistenze che non fanno rumore nelle cronache di prima pagina, ma che cambiano radicalmente la storia profonda di una comunità. Quella di Teresa Baronchelli, scomparsa il 7 luglio 2026, è stata esattamente questo: una vita spesa a trasformare la solitudine dei migranti in forza collettiva.
Da operaia in fabbrica a leader del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) e colonna delle ACLI in Germania, Teresa è stata per decenni il porto sicuro di migliaia di italiani, e in particolare di donne che arrivavano in terra straniera senza lingua, senza tutele e senza certezze.
Vi invitiamo a leggere questo ritratto straordinario, non solo per rendere omaggio a una figura monumentale dell’associazionismo italiano, ma per riscoprire una pagina fondamentale e attualissima della nostra storia transnazionale.

Foto: https://www.acli.it/103792-2/
Tre motivi per non perdere questo articolo:
Il manifesto della forza femminile: In un’epoca che considerava le donne migranti come l’anello debole della catena, Teresa ribaltava la prospettiva con una lucidità disarmante: «La società è debole senza di loro. Loro non sono deboli. Sono quelle che hanno fatto e fanno più fatica… quindi le più forti».
Dalla fabbrica alla diplomazia sociale: Il testo ripercorre un’epopea straordinaria. Nata a Bergamo nel 1931, Teresa ha vissuto sulla propria pelle i sacrifici dell’emigrazione prima in Svizzera e poi in Germania, fondando nel 1974 la segreteria delle ACLI a Friburgo e creando nel 1985 una cooperativa rivoluzionaria per reinserire le donne disoccupate.




I ricordi intimi e inediti: L’articolo si arricchisce delle testimonianze commosse e senza filtri di chi ha condiviso con lei battaglie politiche, teologiche e sociali. Emerge così il ritratto di una donna tenace, ironica, fiera dei suoi successi (e delle sue foto con i Papi e i Presidenti della Repubblica), ma sempre con lo sguardo rivolto agli ultimi, ai detenuti, agli oppressi.
Leggere questa memoria significa capire da dove veniamo e qual è il vero valore dell’integrazione: un cammino quotidiano fatto di ascolto, dignità e instancabile solidarietà.
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